Ave - Eva

A prima vista,  “Ave - Eva” è un titolo che potrebbe apparire soltanto come un gioco di parole.

In realtà è un titolo per sottolineare, in modo sintetico, il biunivoco rapporto che riteniamo di poter cogliere - nel mondo medievale - tra la donna terrena, evocata dal nome “Eva” progenitrice femminile, e la donna celeste evocata dal saluto “Ave” che l’angelo annunziante pronunciò nell’umile casa di Nazaret.

Per quanto paradossale possa apparire, il Medioevo - periodo storico che una certa cultura ottocentesca ingenerosamente classificò come buio ed arretrato - presenta personaggi, reali o immaginari, coniugabili al femminile: l’incantamento di Melusina e di Morgana; l’amore di Ginevra ed Eloisa; l’ispirazione poetica di Beatrice, Laura e Fiammetta; il piglio imperioso di Costanza D’Altavilla ed Eleonora d’Aquitania; l’eroismo di Giovanna d’Arco; il misticismo di Hildegarda di Bingen, Chiara d’Assisi e Caterina da Siena; per non parlare infine della Maddalena e del Sang Regal (ennesima manifestazione del Santo Graal) legati alla dinastia dei Merovingi, re taumaturghi, re fannulloni, ma senz’altro re dalle chiome fluenti.

Altro aspetto di questa singolare visione tutta al femminile lo ritroviamo nelle composizioni dei Trovatori - tra l’XI e il XII secolo - con la rivoluzione dei sentimenti in cui l’eros lussurioso sublimava in passione mistica del cavaliere per la sua dama e, di conseguenza, la donna trasmutava in essere angelico, creatura sublime che l’uomo poteva vagheggiare come una sorta di divinità.

Divinità appunto che ci riconduce all’aspetto devozionale dove, sotto l’influsso della cultura cortese,  si affermò un modo nuovo di appellare Maria, la madre di Gesù. Non più “Vergine Santa” o, come dicevano i dotti “Deipara” (generatrice di Dio) ma, alla maniera cortese, Maria veniva chiamata Madonna, ovvero mia signora.

Ecco quindi che nell’esaltazione di Maria dei canti devozionali, l’uomo medievale intese rapportarsi alla Madre di Gesù non tenendo presente la visione della donna celeste, bensì sforzandosi di attribuire a Lei atteggiamenti che in qualche modo rammemoravano gli aspetti della condizione umana della donna terrena nelle sue sfaccettaure più varie.

Maria è regina, alla stregua della moglie di un re; è generatrice e curotrofa, perché ha partorito ed ha allattato come tutte le mamme della terra; è degna di lode per le qualità intrinseche alla sua natura virginale senza peccato originale; infine è soccorritrice dell’umanità sofferente che con amore materno protegge sotto il suo manto celeste.

 
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