Concerto “In taberna”

Nella storia millenaria della cultura occidentale il “vino” ha rappresentato la bevanda che, oltre alla sua valenza economica, ha assunto importanti ruoli nella poesia, nella medicina e nella religione tanto nel Medioevo, quanto nel Rinascimento europei.

Portatore infatti di un simbolismo, accumulatosi nel corso dei secoli, il vino giunge nel Medioevo sotto multiformi sembianze culturali ma che riassumono tutte un dato comune: il vino è essenzialmente un dono che gli dei hanno fatto all’umanità, Osiride per il mondo egizio, Dioniso/Bacco per il mondo greco latino, Saturno per gli italici. Per gli ebrei l’originario benefattore è rappresentato invece da un padre nobile di quel popolo: il patriarca Noè.

Il punto apicale questo simbolismo lo toccherà con il Cristianesimo che, come sappiamo, nel vino individua il secondo dei due componenti del mistero della transustansazione.

Veniamo ora al nostro concerto nel quale il tema del “vino” viene proposto musicalmente in cinque quadri.

Il primo riguarda la genesi del vino, rappresentata dalla vigna che produce i grappoli dell’uva dalla cui lavorazione scaturisce questo nettare dalle qualità intrinseche più varie: dissetante, rinfrancante, inebriante ma, assunto in quantità eccessive, ubriacante e deprimente fino alle lacrime.

Nel secondo quadro, vengono narrate storie nelle quali la bevanda è frutto di azioni miracolose, operate da Dio o dalla Vergine Maria, mentre in un canto del Laudario di Cortona la sembianza del vino viene paragonata al sangue della redenzione di Gesù.

Nella Cantiga 23 si narra come la Vergine venne in soccorso di una povera donna della Bretagna la quale, avendo ricevuto la visita del suo re di passaggio in quel paese, dovendo offrirgli ospitalità si accorse di non avere sufficiente vino da soddisfare tutto il seguito reale. Mossa a compassione dalla preghiera accorata della donna che a lei si era rivolta fiduciosa, la Vergine Maria fece in modo che il poco vino nella botticella non terminasse, ma ce ne fosse in quantità da salvare dalla vergogna la povera donna.

Miracolo analogo viene raccontato nella cantiga 351: la Vergine fece in modo che la quantità del vino non venisse mai meno in una capace botte durante tutto lo svolgimento della festa in un borgo nelle vicinanze di Palenza.

Nel terzo quadro vengono tessute le lodi del vino e si esalta Bacco che, nella tradizione greco-latina, rappresenta la divinità preposta alla viticoltura ed alle festività ad essa connesse.

Nel quarto quadro vengono considerati i vari effetti che il vino produce in quanti lo bevono: dalla  sobria degustazione, all’ubriacatura, per giungere ad una lunga serie di brindisi che accomunano - senza distinzione - le più disparate categorie di un’umanità che ha perso ormai il controllo dei freni inibitori.

Nel quinto quadro, infine, il vino è pretesto ed incentivo per il divertimento spensierato che nella danza trova il punto d’incontro per giovani d’ambo i sessi, tanto quelli di estrazione popolare che danzano su un’aia o in una piazza; quanto quelli di altolocata condizione che assecondano complesse coreografie nel chiuso di un palazzo principesco.

 
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