Fonti di musica Inglese

Fonti di musica IngleseRilegata insieme ad un codice notarile nel Guildhall di Londra, ci è pervenuta una canzone monodica, del sec. XIII, intitolata “The prisoner’s  song” il cui testo bilingue (francese sovrapposto all’inglese) testimonia un probabile, quanto mai raro, esempio di contatti tra le culture musicali franco-inglesi.

Infatti, furono operati dei tentativi per introdurre la canzone trovadorica in Inghilterra soprattutto a seguito delle nozze di Enrico II Plantageneto con Eleonora d’Aquitania (nipote di Guglielmo IX, primo trovatore), la quale condusse alla corte inglese non soltanto i suoi menestrelli, ma invitò finanche il trovatore Bernart de Ventadorn. Nonostante ciò, non sorse mai in Inghilterra una scuola musicale di stampo trovadorico e quasi nessuna delle antiche canzoni monodiche inglesi rivela l’impronta delle illustri esperienze francesi.

La musica inglese risente quindi delle atmosfere create dall’arte degli “scops” e dei “gleemen”, rispettivamente i menestrelli ed i giullari vaganti dell’Inghilterra medievale. I temi da loro trattati spaziano dall’elemento amoroso, pervaso da un’aura di melanconia, al moraleggiante canto religioso, intriso d’infausti presagi.

Ricordiamo alcuni titoli della produzione musicale inglese maggiormente conosciuta: “ Bryd on the brere”; “Sumer is icumen in”; “Edi beo thu evene quene”; “Man mei longe”; “Worldes blis ne last”; “Angelus ad Virginem”.

Le fonti di musica inglese di importante riferimento sono:

  • Codice Harley 978, del British Museum
  • Corpus Christi College di Oxford
  • Carmina Cantabrigensia, sec. XI (cod. Gg 5, 35) della Biblioteca Universitaria di Cambridge. Questo canzoniere fu redatto a  St. Augustine di Canterbury e costituisce una copia di una più antica raccolta di probabile relazione con la corte salica in Renania (Spira, Colonia, Treviri). Il suo contenuto riguarda: n. 47 brani in latino; n. 2   brani in latino - tedesco; su testi di Orazio, Virgilio, Stazio, Venanzio Fortunato e anonimi.

Nei Carmina Cantabrigensia compare il brano “O admirabile Veneris idolum” in notazione neumatica. Questa melodia, scritta forse a Verona nel X secolo, è visibile anche in altri due manoscritti italiani, uno nella Biblioteca Vaticana  (n. 3327), l’altro nell’abbazia di Montecassino (Q 318) il cui testo è stato variato in “O Roma nobilis”, un canto di pellegrinaggio di romèi.


Fonti bibliografiche e musicali:

  • N. Greenberg, An English Medieval and Renaissance Song Book. Dover Publications Inc., Mineola N.Y. 1961.
  • G. Reese, La musica nel Medioevo. Sansoni Editore, Firenze, 1980. Vedi “La monodia inglese”, in Cap. VII, p. 295 e segg.


(Testo mandato in rete il 6 novembre 2004, revisionato dall’autore il 31 gennaio 2010)

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