Giovan Tomaso Cimello (musicista del secolo XVI)

Nella lunga schiera di illustri personaggi che hanno avuto i natali in Terra di Ciociaria (corrispondente all’incirca con l’odierna Provincia di Frosinone), un posto non secondario lo occupano i musicisti.

Ricorderemo, andando a ritroso nel tempo, Licinio Refice di Patrica, Eugenio Bubali di Veroli, Carlo Conti di Arpino e, sempre di Arpino, la schiera degli "evirati cantori" del secolo XVIII: Gioacchino Conti (detto Gizziello, in onore del grande Domenico Gizzi, antagonista dell'ineguagliato Farinelli), Filippo e Giuseppe Sedoti e, via via, Cossa, Quadrini nonché la cantante Angelina Sperduti, detta “La Celestina".

L'elenco, tuttavia, non sarebbe completo se non aggiungessimo un altro nome, quello di Giovan Tomaso Cimello di Monte San Giovanni Campano (1).

Studi Musicali, rivista èdita dall'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, nel fascicolo del primo semestre 1993, riporta un lungo articolo (in inglese) a firma di James Haar, dal titolo Giovan Tomaso Cimello as madrigalist (2). Ciò è rivelatore dell'interesse che la figura di Cimello continua a suscitare all'estero, in contrapposizione al silenzio pressoché assoluto in Italia.

In ambito locale, il nome di Cimello è del tutto ignorato. Una sola menzione si riscontra ne L'Antica Arpino di B. Clavelli, pubblicata a Napoli nel lontano 1623: "...appunto mi sovviene dell'Epigramma del Cimelli (sic) dal Monte San Giovanni (che fù nell'età nostra huomo di buone lettere, e versatissimo nella Musica, e nella Poesia) di cui per non esser lungo, basterà ne apporti due ultimi versi, che sono i seguenti: Nil refert domus haec, quid diruta sic sit, et hortus / Clara Oratoria nomine semper erit".

Non ci sorprenderemo allora se il nome di Cimello non compare sull'Enciclopedia Treccani e se solo un fugace accenno lo troviamo nel Lessico Universale.

Analoga situazione riscontriamo in ambito specifico musicale. All'ampia scheda riportata sul The New Grove Dictionary of Music and Musicians, di lingua inglese (ed. S. Sadie, 20 vols., London, Macmillan), fa riscontro in Italia il Dizionario Enciclopedico della Musica e dei Musicisti (Edizione UTET) con poche e scarne notizie.

Ecco quindi il nostro intento di oggi: metterci sulle tracce di questo musicista per riproporre la sua figura all'attenzione del vasto pubblico.

Nel dedicare il suo primo libro di messe e mottetti al Padre Filippo Gesualdo, Generale dell'Ordine dei Minori Conventuali, Giulio Belli così scriveva nel 1595:

"Quippe quem scias musicam hanc cognitionem et usum Neapoli accepisse  a  D. Cimelo,  viro in omnibus ingenuis artibus praestantissimo" (3).

Pur nella loro convenzionale formula dedicatoria, tali parole esprimono non soltanto la riconoscenza di un allievo verso il proprio maestro, ma colgono efficacemente la poliedrica personalità di un artista rinascimentale: Giovan Tomaso Cimello, compositore, teorico, didatta e poeta, vissuto nell'arco del secolo XVI, attivo a Napoli, Roma e Benevento.

Del tutto ignota è la sua prima formazione, mentre gli àmbiti  delle  sue  conoscenze e  della  sua  attività ci  sono  tramandati da scarne testimonianze dirette e da vaghi accenni di notizie indirette. Le fonti infatti, dalle quali è possibile attingere per ricostruire la figura di questo artista, consistono essenzialmente in tre documenti che noi brevemente così indichiamo:

  • il manoscritto autografo Della perfettione delle 4 note maggiori massima, longa, breve, semibreve (4);
  • una lettera autografa indirizzata al Cardinale Sirleto (5);
  • alcune annotazioni  sui Libri dei mandati  del Seminario di Benevento (6).


Di tali documenti, la lettera al Sirleto assume senz'altro un rilievo preminente per la levatura del destinatario.

Il Cardinale Guglielmo Sirleto (1514-1585) è figura assai nota per la sua attività letteraria. Studiò a Napoli greco ed ebraico; a Roma collaborò con il Cardinale Marcello Cervini (futuro papa Marcello II) alle edizioni di scrittori greci  classici e sacri. Fu custode della Biblioteca Vaticana e Protonotario Apostolico; Pio IV, nel 1565, lo elevò alla porpora  cardinalizia. Nel 1570 fu nominato Prefetto della Vaticana e nel 1571 membro della Congregazione dell'Indice.

Altro pregio della lettera al Sirleto sta nella lunghezza del testo e nel fatto che essa fu scritta quando  Cimello era ormai avanti negli anni, quindi in grado di abbandonarsi ad una serie di ricordi personali che oggi costituiscono preziosi elementi nella ricostruzione della sua figura.

Il manoscritto Della perfettione delle 4 note maggiori rivela il Cimello teorico della musica ma, da alcune digressioni che qua e là affiorano, il documento svela utili riferimenti biografici.

Infine, i Libri dei mandati del Seminario di Benevento,  con le loro sia pur scarne annotazioni amministrativo-contabili, ci offrono una testimonianza del soggiorno del Cimello in terra sannita.

"S(ignor) mio gliè sopra un anno ch'alquanto infermato uenni a Casa à ripigliare l'aria del Paèse..." così il Cimello accenna nella lettera che, il 13 dicembre 1579, scrive al Cardinale Sirleto da Monte San Giovanni e, in quella espressione "...uenni a Casa à ripigliare l'aria del Paèse", rivela appieno il luogo  di origine.

L'aver composto, come vedremo più avanti, un madrigale per una commedia rappresentata dall'Accademia dei Sereni a Napoli ha indotto a credere che Cimello fosse napoletano (7).

Qualche autore infatti, lo indica come "napolitano", ma riteniamo che con tale termine si  faccia riferimento non tanto alla sua nascita, quanto piuttosto alla sua fioritura di artista che, in effetti, ebbe luogo nella città di Napoli (8).

Giovan Tomaso Cimello ebbe invece sicuri natali nella città di Monte San Giovanni (oggi Monte San Giovanni Campano), castello per lungo tempo feudo dei Conti d'Aquino, posto a baluardo quasi sul limitare del Reame di Napoli verso lo Stato della Chiesa (9).

Castello di Monte San Giovanni Campano

Non conosciamo il nome di suo padre, né l'anno della sua nascita da collocarsi comunque all’inizio del secolo XVI (la data 1510, indicata dal Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, ci sembra alquanto improbabile per le considerazioni che esprimiamo più avanti).

Che contrasse matrimonio è cosa opinabile dal fatto che ebbe un figlio (a lui premorto a causa di eventi bellici) il quale gli lasciò cinque nipoti, tre grandi e due bambini, fonte per lui  di costante preoccupazione riguardo al loro futuro che, almeno per i tre più grandi di età, vedeva orientato al servizio di qualche signore (10).

Il nome di questo figlio è Lelio e lo apprendiamo da una "stanza" musicale che gli dedica il padre con i seguenti, accorati accenti poetici:

Figliol mio, troppi nanti 'l dì tuo spento,
Ma(l) per me, che per te 'n ciel vivi meglio,
S'io dir sapesse il duol che nel cor sento
Farei pia mort'e 'l tumul vetro è speglio.
Per non sfogarlo non farò lamento
Né ragion mi torrà, né 'l farmi veglio
S'io non t'ho visto mai vivo né morto
Con te sepolto sia ogni conforto (11)

Stanza ancho del Cimello per Lelio suo figlio

Abbiamo accennato già all'assoluta mancanza di notizie riguardanti la formazione artistica di Cimello; altrettanto assoluto silenzio abbiamo nei confronti dei suoi maestri e delle località nelle quali avvenne l'apprendimento dell'arte musicale. Sarebbe da escludere il natìo Monte San Giovanni, centro del tutto privo di strutture musicali per stessa asserzione dell'interessato. Nella lettera al Sirleto cita infatti alcuni componimenti musicali che invia al Cardinale scusandosi di non averli potuti provare preventivamente per l'assoluta mancanza di cantori (12).

Appena un fugacissimo accenno, sull’età giovanile e sulla serietà dei suoi studi, lo troviamo tuttavia nel foglio 7’ del manoscritto B. 57 dove appunto annota di un suo severo tirocinio: “Quando ero giovinetto e studioso d’opere Musicali difficili, che veramente la maggior dilettatione delle scienze sta nelle cose difficili”.  

Al 1518 (13) potrebbe risalire il suo incontro a Sora con l'inventore della stampa musicale Ottaviano Petrucci, come ricorda nel trattatello Della perfettione delle quattro note maggiori:

Frammento di manoscritto che parla di Ottaviano Petrucci


"….Ottauiano Petrucci da Forosempronio famoso stampatore, ch'io l'ho conosciuto, e gl'ho parlato, non posso dire il quando e ’l come, ma in Sora Città famosa degli Equicoli" (14).

Marchio tipografico di Ottaviano Petrucci

Le allora recenti conquiste della tecnica tipografica a caratteri mobili che provenivano dalla Germania, com’è noto, furono trasferite nel campo musicale proprio per merito di Ottaviano Petrucci il quale, tra l’altro, ricoprì vari incarichi nella vita pubblica della sua città, Fossombrone. Fu infatti eletto nel Consiglio degli Anziani e fu inviato a Roma come ambasciatore. Si hanno notizie certe di un suo viaggio a Roma proprio nel 1518 e non è escluso che tale circostanza possa aver favorito l'incontro con il Cimello nella città di Sora. Ma l’accettazione del 1518 come data dell’incontro farebbe necessariamente retrodatare la nascita del Cimello ancor prima del 1510 (come già visto, anno indicato dal D.E.U.M.M.) in quanto non poteva essere un bimbo di otto anni che interloquiva con l’adulto Petrucci (“…l’ho conosciuto, e gl’ho parlato..”).

Inoltre, l'estrema reticenza di Cimello ("... non posso dire il quando e l' come...") ci priva della possibilità di lumeggiare anche su un evento della vita del Petrucci stesso quando, nel 1520 (due anni dopo la data proposta per l'incontro), la sua attività di stampatore venne affiancata dall'attività di cartaio. Petrucci infatti fondò  una cartiera ad Acqua Santa, presso Fossombrone, che gli permise di allargare il suo giro commerciale e gli procurò cospicui guadagni.

Alla luce di questa ricostruzione ci domandiamo oggi: il soggiorno del Petrucci a Sora (in una regione ricca di acqua e di cartiere) potrebbe avere avuto una qualche relazione con l'evento della costituenda impresa cartaria di Acqua Santa?

Due documenti, rinvenuti di recente nell'Archivio di Stato di Frosinone, mostrano il  Cimello nell'espletamento di incarichi pubblici nella sua città natale, ma non fanno riferimento alcuno alla sua professione di musicista.

Documento Cimello Revisore


Nel primo documento, datato 10 febbraio 1529, Tomaso Cinello (sic) è latore di una quantità di vettovaglie che "lo Erario et li Comestabilj" inviano "alla Ill.ma Sig.ra Marchesa". Nel secondo documento, del giorno 8 aprile successivo, il nostro dichiara di rivestire una carica: "Essendo io Giovanni Thomasi Cimello del Monte San Giovanni per li retroscritti officiali eletto revisore et verificatore dell'Amministrazione delle cose della Comunità per Rosato della Cupa nell'anno 1527..." (15).

Cimello incarichi pubblici

Intorno agli anni quaranta del secolo XVI, Giovan Tomaso Cimello si trova ad operare a Napoli in veste di poeta,  musicista e didatta. Documenti diretti non ne abbiamo ad attestarci gli incarichi e la remunerazione di queste sue attività, le uniche fonti sulla sua permanenza napoletana sono indirette e consistono in attestati di stima dei suoi allievi, nella sua probabile (?) appartenenza all’Accademia dei Sereni e nella dedica che fa dei suoi madrigali a Fabrizio Colonna.

A quel tempo, Napoli vantava una ben consolidata tradizione  musicale. Circa un secolo prima (1442), a seguito della conquista del regno di Napoli, Alfonso V d'Aragona - detto "il Magnanimo" - si era insediato a Napoli con il nome di Alfonso I e, nel volgere di poco tempo, la sua corte era diventata famosa per la ricca cultura musicale.

E’ noto il personale interesse del re per la musica ed altrettanto nota è la sua generosità verso i musicisti. Del resto, le occasioni per fare musica erano frequenti per la consuetudine, tutta catalana, di celebrare con grandiose feste gli avvenimenti pubblici, mondani ed ecclesiastici, e tale abitudine ben si incontrava con lo stesso spirito napoletano che appunto alla musica attribuiva un ruolo fondamentale nelle feste.

Sulla musica di corte (che con Alfonso I era stata appannaggio soprattutto dei catalani, degli spagnoli ed anche degli italiani), durante il regno di Ferdinando I, si fece sempre più sentire l'influsso franco-fiammingo e la nomina, nel 1475, di Johannes Tinctoris a cappellano e direttore del coro conferma tale orientamento.

Tinctoris rivestì la sua carica fino al 1495 facendosi chiamare giureconsulto e musicista ed ebbe, come insegnante e come persona esperta, un influsso notevole sulla musica di corte. Accanto a lui, per due anni, visse un altro importante teorico della musica, Franchinus Gaffurius, che da Genova era arrivato a Napoli, nel 1478, al seguito del suo signore Prospero Adorno, fuggiasco a causa delle vicende conseguenti alla rivolta contro gli Sforza, e in questa città il Gaffurio pubblicò il suo Theoricum opus musicae disciplinae.

E' probabile che Gaffurius abbia composto musica anche per il re, in quanto il codice 871 di Montecassino, l'unica raccolta di composizioni della corte napoletana della seconda metà del XV secolo, lo nomina come autore di due opere.

Ma, allorché Cimello giunge a Napoli, nella capitale non risiedono più i discendenti di Alfonso I e Ferdinando I. Ferdinando d'Aragona, figlio di Federico V di Napoli, era stato sconfitto a Taranto e con la penetrazione delle truppe di Ferdinando il Cattolico, sotto Gonsalvo de Cordova, ha inizio, nel maggio 1503, per la città  e per il Regno di Napoli un'amministrazione di Viceré Spagnoli che durerà oltre 200 anni.

Il personaggio di maggior spicco del momento è Pedro di Toledo (1532-1553) che sa impostare un'ottima amministrazione della giustizia e fa ampliare la città di Napoli ordinando, tra l'altro, la costruzione della rinomata arteria cittadina che da  lui prenderà il nome di via Toledo (1536) ed è probabile che abbia anche riorganizzato il gruppo musicale di corte.

Cimello Don Pedro deToledo

Cimello, a Napoli, si manifesta come musicista e poeta, ma soprattutto teorico-didatta. Anzi, sembrerebbe proprio che questa seconda attività abbia avuto un ruolo dominante su quelle di musicista e di poeta.

Nell'insegnamento Cimello segue la scia della ormai tradizionale scuola impostata dal franco fiammingo Johannes Tinctoris e dell'italiano Franchino Gaffurio (16).

Numerosa e qualificata sarà la schiera dei suoi allievi: al già menzionato Giulio Belli, fanno seguito, Don Inigo d'Avalos (cancelliere del Regno di Napoli), G.B. Martelli, G.F. Sorrentino, G. Giacomo Lucario, Tommaso Giglio e Orazio da Caposele che, nel riferire nella sua Pratica di canto piano di essere stato allievo di Tomaso Cimello, definisce il maestro "dottissimo et eccellentissimo musico".

Precoce è la vocazione di Cimello all'insegnamento musicale e alla divulgazione delle teorie che allora emergevano sull'uso di un nuovo genere di notazione. Ne rimane testimonianza il suo saggio Della perfettione delle 4 note maggiori massima, longa, breve, semibreve, un'operetta manoscritta, redatta in bellissima scrittura su otto fogli con annessi esempi musicali.  

Cimello quattro note maggiori

Con l'amico Domenico Gamucci, il nostro Cimello tenta di entrare nell'entourage di Giovanna d'Aragona, moglie straniera di Ascanio Colonna, Gran Conestabile del Regno di Napoli, e l’occasione viene loro offerta dalla redazione di una prefazione al trattato di grammatica  di Paolo del Rosso: Regole osservanze et avvertenze sopra lo scrivere corettamente la lingua volgare Toscana in prosa et in versi.

Ricordiamo questa circostanza in quanto anche la prefazione in questione consente di attingere informazioni sul nostro autore. In essa viene citato che Cimello aveva scritto una serie di "Regole" sulla musica e che era adirato perché il manoscritto gli era stato trafugato dai ladri (18). L'operetta, rimasta manoscritta, era intitolata Regole Nuove e conteneva una serie di regole sulla musica, con esempi ad uso dei cantanti inesperti tanto a memorizzare, quanto ad improvvisare.

Sempre al periodo napoletano appartengono il suo probabile accoglimento nell'Accademia dei Sereni e soprattutto la pubblicazione delle sue due raccolte musicali.

Il motivo del riferimento di Cimello ai "Sereni Accademici Napoletani", lo abbiamo accennato all'inizio, è legato ad un madrigale che il nostro compose (parole e musica) in occasione della rappresentazione di una commmedia. Chi fossero codesti “Sereni” cui far tributare “’l sacro alloro “ è argomento controverso. Secondo il Contile “…fu quella di Napoli detta l’Accademia de Sireni dalla Sirena, perché a suo nome si edificò Napoli chiamata Partenope, che fu una delle tre Sirene secondo Licofronte “; di tutt’altro tenore è il parere dell’Ottinelli in quanto l’Accademia traeva il nome di “Sereni” dalla “serenità” dei suoi associati (19). I versi del madrigale dicono:

Veni, giocosa et florida Thalia,
Con l'altre tue sorelle
Saggie leggiadr' et belle
A far più adorn' et lieto il nostro choro
Et date 'l sacro alloro
A li Sereni che con canti et versi
Dolci soavi et tersi
Lodan' insiem' amore,
D'accortezze diletti et gioie autore (20)

Madriale ancho del Cimello per la comedia delli Sereni Academici Napoletani

La prima raccolta a stampa delle sue musiche è del 1545 (in Venezia, presso l'editore  Antonio Gardane) e riporta il seguente titolo:

Canzone villanesche al modo napolitano a tre voci di Thomaso Cimello da Napoli Con una Bataglia villanescha a tre del medesimo autore nuovamente poste in luce. Libro primo

Come in uso all'epoca, il titolo di quest'opera è già un indice-catalogo del contenuto. La raccolta infatti comprende: Canzoni villanesche; Mascherate e una Battaglia. Quest'ultima, intitolata Venimo tre soldati, è ad imitazione   della celeberrima Battaille de Marignan, composta da Clement Janequin successivamente alla battaglia combattuta a Melegnano il 13 e il 14 settembre 1515 fra i francesi e gli imperiali per la supremazia in Italia.

I 600.000 franco-veneziani, guidati da Gian Giacomo Trivulzio, dopo alterne vicende e lunghissimi aspri combattimenti, ebbero ragione delle truppe imperiali, guidate da Massimiliano Sforza, fra le quali si distinguevano per straordinario valore  35.000 svizzeri.

La risonanza dell'avvenimento, chiamato la "battaglia dei giganti", fu enorme sia sul piano militare per il grande spiegamento di forze e l'uso massiccio dell'artiglieria da parte   francese, sia per i riflessi politici, che portarono al trattato di Noyon (1516) e al dominio francese sulla Lombardia.

La "Battaglia" di Cimello è tutt'altra cosa, essa è una parodia scherzosa ispirata alla tradizione della canzone caratterizzata dalla ripetizione di motivi di tre note, con "nonsense" onomatopeici che riproducono il suono della tromba, dei bamburi e dell'artiglieria:

Venimo tre soldati
per spender molto in esser allogiati
e siamo tutti tali
che ben montamo sopra selli armati
e con stocchi e pugnali
provati in molte rotte
damo de ponta le migliori botte.
Corremo grosse lancie
et affrontamo presto
e cantando sapemo contrafare
tamburri trombe artiglieria e fischiare
e vi 'l faremo qua sentir mo presto.
Pati pati patà
ben haggia chiuca che sta qua

faine fan faine fre le laron
de chi desio foss'io patron
von von von von  foss'io patron
pon pon pon pon
deh che l'havess'io mo
tricque tricque tricque
di ti chiù bella e chiù cruda mai nacque
ta ra rirà
beata chi n'allogiarà.


Le canzoni villanesche si presentano strutturate in duplice maniera: alcune sono basate su un semplice adattamento "omofonico", altre hanno una costruzione più varia, vivacizzata da spezzature ritmiche (21). In esse tuttavia manca quella che viene ritenuta la caratteristica peculiare delle "villanelle napoletane" e cioè le "quinte parallele" (22). I versi di alcune di queste villanelle sono stati composti dallo stesso Cimello.

L'altra raccolta a stampa di musiche è datata Venezia 1548, sempre presso il medesimo editore Antonio Gardane (o Gardano), uno stampatore, da poco stabilitosi a Venezia (circa 1538), che proveniva dalla Francia portando con sé in Italia il sistema tipografico di P. Haultin.

Fino al 1556 mantenne sulle sue edizioni la forma francese del cognome "Gardane" e così infatti appare sulle edizioni di Cimello, che appunto risalgono al 1545 e 1548. Successivamente il cognome fu italianizzato in Gardano e, in tal modo, l'attività editoriale fu continuata dai figli Alessandro e Angelo. La figlia di quest'ultimo, Diamante, trasferì nel 1613 al marito Bartolomeo Magni il marchio tipografico originale che fu mantenuto fino al 1685.

La seconda raccolta di Cimello si intitola:

Di Giovanthom. Cimello / Libro primo de canti a quatro voci / Sopra Madriale et altre Rime Con li Nomi delli loro authori volgari et con le / Più grande necessarie osservanze instromentali, e più convenevoli avvertenze / De toni accio si possono anchora Sonare / et Cantare insieme

Frontespizio dell’Opera “Libro primo de canti a quatro voci

L'opera, nei quattro opuscoli separati delle rispettive quattro voci "cantus", "altus", "tenor" e "bassus", è dedicata all'Ill.mo ed Ecc.mo Sig. Fabrizio Colonna, giovane rampollo di un'antica stirpe, figlio dei già nominati Ascanio Colonna e Giovanna d'Aragona, che nel nome perpetua il ricordo del più illustre avo Fabrizio.

Cimello indice raccolta madrigali

E' interessante dare una scorsa al suo contenuto. Trenta componimenti su varie forme poetiche: canzoni, madrigali, terze rime, ottave, i cui testi, di autori di chiara fama (Petrarca, Bembo, Ariosto, Vittoria Colonna ecc.), risultano tuttavia liberamente adattati dal musicista.

Se a causa di codesta "manipolazione" (23) l'opera scade di tono nel suo aspetto poetico, sotto il profilo musicale ha, per converso, un indubbio valore e ciò per due motivi:

•    la presenza degli "accidenti in chiave" è indicativa dell'indipendenza del musicista Cimello dagli schemi usuali e quindi della sua propensione ad innovare;

•    l'uso de "lo novo segno" nella composizione n. 27 (sonetto del Petrarca "Hor son qui lasso e voglio esser altrove"), come pure la scrittura dei 24 madrigali con le note nere, conferiscono una impronta di modernità a quest'opera.

Per ragioni non conosciute ma comunque legate ai due rami della famiglia Colonna, quello napoletano e l'altro romano, il Cimello lasciò Napoli per venire a Roma presso Marcantonio Colonna (24), secondogenito di Ascanio e Giovanna d'Aragona, quindi fratello del Fabrizio  cui il Cimello aveva dedicato il libro dei madrigali.

Questo passaggio può datarsi all'anno 1569 (25), anno importantissimo per le fortune del suo nuovo protettore del momento.

Il 20 marzo 1569 infatti, Marcantonio Colonna viene investito dal pontefice Pio V del titolo di Principe di Paliano. Ciò significa per lui il possesso dell'ampia zona tra Genazzano, Olevano, Collepardo, Sgurgola, Ripi nella valle del Sacco; inoltre, Marcantonio già possiede Nettuno, Astura, Rocca di Papa, Sonnino, Ceccano e Anticoli Corrado.

Il novello principe ha un esercito di 3.000 fanti e 8.000 cavalieri; Marcantonio è ormai un condottiero e il papa può contare su di lui, come appunto avverrà due anni più tardi quando, il 7 ottobre 1571, nel golfo di Lepanto la flotta pontificia, comandata da Marcantonio Colonna, contribuirà in maniera rilevante alla vittoria dell’intera flotta cristiana contro la flotta turca.

Del periodo romano di Cimello sono rimarchevoli i dissapori con Annibale Zoilo, noto musicista del tempo al servizio del Cardinale Sirleto. Zoilo è figura anch'essa di spicco nel panorama musicale del Rinascimento a Roma. Compositore, cantore della Cappella Giulia, quindi maestro di cappella, prima in San Luigi dei Francesi e poi nell'Arcibasilica Lateranense, ruolo che ricoprì sino al 1570 allorquando entrò al servizio del cardinale Sirleto. Contemporaneamente a quest'ultimo incarico, fu cantore nella Cappella Sistina e nel 1577 si  vide affidare l'incarico di curare, insieme al Palestrina, l'edizione del Graduale a seguito della riforma tridentina.

Tuttavia, i dissapori  tra Cimello e Zoilo furono prontamente  ricomposti dallo stesso Sirleto che fece riappacificare i due, tant'è che lo Zoilo stesso si recò in visita al Cimello e insieme probabilmente discussero di comuni argomenti musicali (26).

Sempre dalla lettera al Sirleto, ci perviene un altro importante riferimento biografico ed è il brano in cui Cimello si augura che venga esaudito dal buon Dio "...nel dir l'officio specialmente"  (27).

Ritenendo che per "officio" debba intendersi la recita del breviario, è unanime il convincimento che il Cimello, in un certo momento della sua vita, abbia preso gli ordini minori e che quindi vada ricompreso nel novero dei cosiddetti "clerici uxurati" (28). In tale condizione scrisse componimenti poetici a sfondo spirituale: "…ho composto un libro di sonetti spirituali, l'altro d'epigrammi pur spirituali" (29) e dovette rivestire il ruolo di esaminatore e confortatore di coloro che erano rei di malefici e di stregoneria, nel corso degli anni (1571 - 1573) in cui (apprendiamo sempre dalla lettera al Sirleto) dimorò nella città di Benevento "....che non sol ci ho uisti molti libri e processi in molti lochi quali si confrontano, ma sono stato in Beneuento per anni, hò uisto il loco della Noce et ho parlato con uecchi e uecchie della città e delle terre finitime" (30).

Scene del sabba Scene del sabba


Dopo aver preso gli ordini minori, Giovan Tomaso Cimello lo ritroviamo quindi ad operare a Benevento.

Questa permanenza in terra sannita è doviziosamente documentata, oltre che dai menzionati riferimenti autobiografici, da una serie di appunti in margine a dei pagamenti effettuati a suo nome quale insegnante di grammatica e, per un brve tempo, anche di musica presso il Seminario di Benevento.

Il mandato LXXXX, del 7 maggio 1571, riferisce solo il pagamento di "duc. quattro di moneta a Ms. Gianthomaso Cimello". Dai mandati LXXXXVII a CXXX Giovan Tomaso Cimello viene espressamente citato come "maestro di grammatica". Soltanto nell'anno 1573, nei mandati CLXXVII; CLXXXIX; CXCIIII; CCV appaiono riferimenti anche all'insegnamento della musica (31).


Dopo tali date si colloca la ormai tante volte citata lettera al cardinale Sirleto, che ci mostra il musicista Cimello nella quiete domestica del paese natale.

Frammento della lettera al Cardinale Sirleto

Anche in questa occasione non esita a rivestire i panni del docente. Poco dopo aver ricordato la visita fattagli da Orlando di Lasso ("et Orlando uenne a trouarmi") (32), si lascia andare alla seguente digressione: "Nella teorica ho trouato Boetio tutto falso, che non conobbe il tono maggiore et il tono minore, né conobbe il semitono maggiore diatonico, né il minore ch'è sol nel bemolle. Né la diuisione del tono maggiore in semitono minore di quattro commi, et in semitono maggiore di cinque commi nel genere Chromatico, né la diuisione del tono minore in due semitoni minori nel bemolle solo ecc." (33).

Il "povero" Boezio è un finto bersaglio, un artifizio letterario. Lo sciorinare di tanta cultura musicale è mirato esclusivamente a rimarcare - con rammarico - che lui ha scritto le "Regole nuove", ma ahimé sono rimaste manoscritte per mancanza di un autorevole personaggio disposto ad aiutarlo per la stampa: "Io c'ho fatto un libretto e poi di tutta l'Arte de segni di proportioni de Contraponti di componere d'infinite habilitati d'improuiso etc. e non hò a cui grande dedicarle che m'aiutasse" (34).

Tuttavia egli è sempre desideroso  di produrre indifferentemente in musica e in poesia: "S'à V.S.Ill.ma et R.ma paresse ch'io componessi alcune cose così in Musica com'in uersi latini e uolgari a Sua Santità, io tirerei ben le corde del mio ingegno", aggiungendo con un guizzo di orgoglio "...che non sarei de gli ultimi e delli minimj" (35).

E' il 13 dicembre 1579. Non abbiamo altre fonti, né compaiono altri riferimenti indiretti su Giovan Tomaso Cimello.

Nulla quindi vieterebbe di ritenere che  abbia finito i suoi giorni proprio nello stesso Monte San Giovanni (Campano) che gli aveva dato i natali.

 


NOTE

   In questo lavoro di ricerca mi è stata di valido aiuto la Dott.ssa Paola Reali (già presso la Biblioteca del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma) alla quale rivolgo un sentito ringraziamento, massimamente per l’acquisizione di tutta la documentazione conservata nell’Archivio del “Civico Museo Bibliografico Musicale” di Bologna. Analogo ringraziamento rivolgo al Prof. Fulgido Velocci, di Monte San Giovanni Campano, per avermi fornito, con squisita sensibilità culturale, copia di due documenti – da lui rinvenuti nell’Archivio di Stato di Frosinone – che concorrono a gettare, tra tante tenebre della storia, un po’ di luce sulla vita del nostro Cimello in ambito cittadino, ancor prima delle sue peregrinazioni seguendo il comune destino di tanti musici del passato.

  1. In Studi Musicali, anno XXII – 1993, n° 1, pagg. 23 -59
  2. Venezia, 1595 ; presso Amadino.
  3. MS.B.57 nel "Civico Museo Bibliografico Musicale" di Bologna.
  4. Biblioteca Apostolica Vaticana. Cod. Vat. Lat. 6193, p.II, f. 501. 501v. 502. 502v. La lettera è già stata oggetto di studi; cfr. C. RESPIGHI, Nuovo studio su Gio. Pierluigi da Palestrina ecc., Roma, Desclée Lefebvre 1900, pag. 135; R. CASIMIRI, Lettere di Musicisti (1579-1585) al Cardinal Sirleto in Note d'Archivio per la storia musicale IX, 2, 1932, pag. 97 e segg.
  5. R. CASIMIRI, Musica e Musicisti a Benevento sulla fine del sec. XVI in Not. D'Arch. cit., XIII, 3-4, 1936, pag 77 e segg.
  6. G. GASPARI, Catalogo della Biblioteca del Liceo Musicale di Bologna, 1893, vol. III, cfr. voce "Cimello Giovan Tomaso", pag. 61.
  7. "Primo - per ragione di tempo - ci si presenta il musicista napoletano Tommaso Cimello", in Lettere di Musicisti ecc. di R. CASIMIRI, cit.
  8. Per una ricostruzione più completa sulle vicende del possesso del castello cfr. Pio VALERIANI, Carlo VIII e Monte San Giovanni Campano nel V centenario della distruzione della città – Associazione Monticiana Centro Storico – 1995 – pagg. 13 – 15.
  9. Vedi lettera al Cardinale Sirleto, f. 501v. "...trouai mio figlio con gran nemicitia de forusciti, ch'egli era fiscal, e Capitan à guerra non potei con gridi, contrasti, consigli e ragioneuoli esshortationi, ritrarlo e rimouerlo da si uana e perigliosa impresa, talche ci hà lasciata la uita..."  "...M'hà lasciati cinque figlioli, tre grandi e duo piccioli...".
  10. G.T. CIMELLO, Libro primo de canti a quatro voci ecc., Venezia, 1548.
  11. "...non curando che qui non sian cantori da provare prima i canti", Cod. Vat. Lat. 6193, cit. f. 502.
  12. Cfr. The New Grove, voce "Cimello Tomaso" a cura di D. G. CARDAMONE, pagg. 403, 404.
  13. Car. 2 tergo.
  14. ARCHIVIO DI STATO DI FROSINONE: “Archivio Comunale di Monte San Giovanni Campano (preunitario)” – Delibere Consiliari 1.
  15. "Della perfettione delle quattro note maggiori" cit., car. 2 tergo: "E quel molto Reu.do Giouanni Tintoris Cappellano e Maestro di Cappella del Re Ferrante d'Aragona Re di Napoli e di Sicilia a cui hò più credito ch'a tutti altri autori di Musica (...) e così faceua Franchino Gaffurio, che staua all'hora in Napoli Maestro di Cappella della Nuntiata, suo carissimo amico".
  16. Vedi not. 2.
  17. E’ l’amico Gamucci che ricorda il fatto che qualcuno aveva rubato "le regole musicali di Cimello", v. "The New Grove", pag. 404.
  18. Cfr. quanto più ampiamente detto da J. Harr nell’articolo citato in “Studi Musicali”, pag. 36, nota 38.
  19. Il madrigale compare anche nella raccolta del 1548 "Libro primo de canti ecc.".
  20. V. “The New Grove”, voce “Cimello” cit.;"Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti", UTET, Torino 1985, voce "Cimello".
  21. Ibidem.
  22. Significativo è l’intervento che effettua Cimello sui versi di Pietro Bembo, tratti da “Gli Asolani” (Venezia 1505); v. inoltre J. Haar cit., pag. 53.
  23. Cfr. "The New Grove", voce “Cimello” cit.
  24. L'epoca può ricavarsi dalla lettera al Cardinale Sirleto (f. 501: "ch'io uenni a Roma sono d'intorno a diece anni") scritta appunto nel 1579.
  25. Lettera al Cardinale Sirleto "...che mi trouauo odiato dal ms Hannibal Zoilo (...) per ch'ella me lo riconciliò (...) Uenne  (Zoilo) qua, con un mio amico, in casa a uedermi...", f. 501.
  26. Ibidem, f. 502.
  27. R. Casimiri, "Lettere di musicisti ecc." cit, pag. 28; M.A. Balsano, voce "Cimello", in "D.E.U.M.M." UTET cit.
  28. Lettera al Cardinale Sirleto, f. 501 v.
  29. Ibidem, f. 501.
  30. R. Casimiri, "Musica e Musicisti a Benevento" cit.:
    MAND. CLXXII "Abate Gabriele Soriceo depositario del Seminario Beneventano pagarete a Nardo Antonio Longinio adiutatore del Cimello nella musica, diece carlini ecc." (A di 3 di gennaro 1573).
    MAND. CLXXXIX "Abbate Gabriele ecc. Pagarete al Cimello maestro del Seminario di lettere e di musica, tre mesi ecc." (31 gennaro 1573).
    MAND. CXCIIII "Abbate Gabriele ecc. pagherete ecc. a Nardo Antonio Longinio aiutatore nella Musica al Cimello ecc." (XX febbraio 1573).
    MAND. CCV "...a ms. Gianthomaso Gimello maestro di grammatica e di musica nel Seminario ecc." (1 aprile 1573).
  31. Lettera al Cardinale Sirleto, f. 501 v.
  32. Ibidem, f. 501 v.
  33. Ibidem, f. 502.


(Testo mandato in rete nel 2005, revisionato dall’autore il 31 gennaio 2010)

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