Jongleurs et Ménestrels

Significato di un titolo per un nuovo sito sul medioevo musicale

Jongleurs et Ménestrels Il processo di formazione di una qualsiasi disciplina genera un linguaggio, corredato da una terminologia dello specifico campo di interesse, il cui significato nel volgere del tempo risulterà sempre più di difficile comprensione ai non “addetti ai lavori”.

Anche la musica non va esente da codesto fenomeno tant’è che non è raro trovare glossari di termini musicali in appendice a pubblicazioni, destinate al vasto pubblico dei lettori.

Orbene, il nostro sito, nell’aprirsi con un titolo abbastanza desueto per i non iniziati alla pratica musicale del mondo medievale, intende precisare subito che il suo ambito di indagine è segnatamente circoscritto alla musica profana e che cercherà di offrire utili informazioni a quanti intendono seguire le orme degli antichi Giullari e Menestrelli.

A questo punto, per le considerazione che facevamo all’inizio, riteniamo di dover fare chiarezza sull’uso dei nomi “giullare” e “menestrello” la cui soluzione, di non semplice portata, fu avvertita già nel basso Medioevo.

Jongleurs et Ménestrels

Nella seconda metà del sec. XIII, il trovatore provenzale Giraut Riquier rivolse una supplica ad Alfonso X, re di Castiglia e Leòn, soprannominato per le sue alte qualità El Sabio (il saggio), affinché con la sua autorità stabilisse, una volta per sempre, una corretta terminologia per delineare le caratteristiche professionali di una variegata casistica di persone che, nell’esercizio di attività musicali, ludiche e ricreative, si definivano genericamente giullari.

Il termine giullare, derivato dal latino joculator, a sua volta proveniente da jocus (scherzo, gioco), risale al periodo classico ed il suo uso si diffuse solo in epoca medievale quando, a partire dal V - VI secolo, andò via via a sostituirsi alle parole mimus, scurra e histrio.

Nel corso dei secoli precedenti, numerose personificazioni erano entrate a far parte di un grande calderone contrassegnato da un termine lessicale che, nella lingua italiana, è “giullare”, nella lingua francese è “jongleur”, in provenzale suona ”joglar”, in spagnolo “juglar”, in tedesco antico “Gengler”, per finire nell’inglese “jogler”, soppiantato dopo da “minstrel”. Queste, infatti, erano le personificazioni più ricorrenti che vi comparivano: buffoni, menestrelli, trovatori, trovieri, istrioni, mimi, saltimbanchi, imbonitori, musicanti, trombetti, citaredi, cantastorie, araldi, nani-buffoni, acrobati, mangiafuoco, giocolieri, prestigiatori, pagliacci, ciarlatani, guitti, attori.

La declaratio reale ottenne l’effetto desiderato tant’è che possiamo leggervi, tra l’altro, “E quelli che sanno vivere tra i potenti con cortesia e con decorose capacità, suonando strumenti o raccontando novas di altri autori, o cantando vers e canzoni altrui, ben fatte e piacevoli da ascoltarsi, possono a buon diritto portare quel titolo di giullari”.

joculator

Seguendo allora il dettato reale di Alfonso X, l’uso che intendiamo fare dei nomi “giullare” e “menestrello”, lo circoscriviamo genericamente al campo della musica cortese sia pure con una differenza: "giullare" come sinonimo di musico itinerante; "menestrello" (dal latino minister, servitore) come sinonimo di musico al servizio di un signore.

In tal modo, a codesti termini assegniamo soprattutto l’esercizio di un’arte musicale profana, contrapposta a quella dei chierici nelle cattedrali, e quindi lungamente avversata dalla chiesa per la sua carica trasgressiva ma, in quanto tale, innovativa nello sviluppo stesso dell’arte musicale. Tale avversione, lapidariamente sintetizzata nelle parole del monaco Onorio di Autun: “Habent spem joculatores? Nullam” (I giullari hanno speranza di salvezza? No, nessuna), verrà superata soltanto alla fine del Quattrocento, allorché papa Sisto IV revocherà definitivamente la scomunica ai giullari, consentendo loro di realizzare corporazioni musicali al pari di quanto già avveniva in tutte le altre categorie di arti e mestieri.

La formulazione del titolo del nostro sito è inoltre sintomatica di un auspicio per una diversa modalità di esecuzione della musica medievale, oggi solitamente resa con ensemble strumentali sempre più affollati, a somiglianza del “piccolo concerto” al quale la musica strumentale dei secoli successivi ci ha oramai abituati.

Gengler

Una siffatta liturgia esecutiva, in verità, non doveva essere tanto frequente nel Medioevo, per vari motivi. Principalmente per il tipo di musica rigorosamente monodica e strettamente legata al verso, quindi cantata. Lo strumento c’era (di solito una viella), ma si limitava a suonare all’unisono come sostegno della voce; la piccola orchestra con promiscuità di strumenti (corde e fiati) era rarissima, legata a particolari eventi che vedevano raccolti più giullari.

Il perché di tutto ciò è facilmente intuibile: la qualità degli strumenti, poveri di timbro e con intonazione approssimativa, rendeva problematico un dialogo tra strumenti di vario tipo e di vario genere; per non parlare poi del sistema di scrittura musicale (neumatica) che poteva assolvere più agevolmente le esigenze del canto, ma non quelle della musica strumentale.

Ciò nonostante, e come vedremo in altra parte del sito, il Medioevo ci ha tramandato un numero ragguardevole di strumenti musicali la cui esistenza è documentata, più che da reperti veri e propri, da fonti letterarie e massimamente da immagini (dipinti, miniature, vetrate, sculture ecc.) che oggi sono oggetto di studio da parte di una nuova disciplina: l’Iconografia Musicale.


Fonti bibliografiche:

T. Saffioti, I Giullari in Italia. La storia, lo spettacolo, i testi. Xenia edizioni, Milano, 1990

A. Bornstein, Gli strumenti musicali del Rinascimento. Franco Muzzio editore, Padova, 1987

D. Kämper, La musica strumentale nel Rinascimento. Studi sulla musica strumentale d’assieme in Italia nel XVI secolo. ERI, Torino, 1976.


(Testo mandato in rete il 6 novembre 2004, revisionato dall’autore il 31 gennaio 2010)

 

Il processo di formazione di una qualsiasi disciplina genera un linguaggio, corredato da una terminologia dello specifico campo di interesse, il cui significato nel volgere del tempo risulterà sempre più di difficile comprensione ai non “addetti ai lavori”.

Anche la musica non va esente da codesto fenomeno tant’è che non è raro trovare glossari di termini musicali in appendice a pubblicazioni, destinate al vasto pubblico dei lettori.

Orbene, il nostro sito, nell’aprirsi con un titolo abbastanza desueto per i non iniziati alla pratica musicale del mondo medievale, intende precisare subito che il suo àmbito di indagine è segnatamente circoscritto alla musica profana e che cercherà di offrire utili informazioni a quanti intendono seguire le orme degli antichi Giullari e Menestrelli.

A questo punto, per le considerazione che facevamo all’inizio, riteniamo di dover fare chiarezza sull’uso dei nomi “giullare” e “menestrello” la cui soluzione, di non semplice portata, fu avvertita già nel basso Medioevo.

Nella seconda metà del sec. XIII, il trovatore provenzale Giraut Riquier rivolse una supplica ad Alfonso X, re di Castiglia e Leòn, soprannominato per le sue alte qualità El Sabio (il saggio), affinché con la sua autorità stabilisse, una volta per sempre, una corretta terminologia per delineare le caratteristiche professionali di una variegata casistica di persone che, nell’esercizio di attività musicali, ludiche e ricreative, si definivano genericamente giullari.

Il termine giullare, derivato dal latino joculator, a sua volta proveniente da jocus (scherzo, gioco), risale al periodo classico ed il suo uso si diffuse solo in epoca medievale quando, a partire dal V - VI secolo, andò via via a sostituirsi alle parole mimus, scurra e histrio.

Nel corso dei secoli precedenti, numerose personificazioni erano entrate a far parte di un grande calderone contrassegnato da un termine lessicale che, nella lingua italiana, è “giullare”, nella lingua francese è “jongleur”, in provenzale suona ”joglar”, in spagnolo “juglar”, in tedesco antico “Gengler”, per finire nell’inglese “jogler”, soppiantato dopo da “minstrel”. Queste, infatti, erano le personificazioni più ricorrenti che vi comparivano: buffoni, menestrelli, trovatori, trovieri, istrioni, mimi, saltimbanchi, imbonitori, musicanti, trombetti, citaredi, cantastorie, araldi, nani-buffoni, acrobati, mangiafuoco, giocolieri, prestigiatori, pagliacci, ciarlatani, guitti, attori.

La Declaratio reale ottenne l’effetto desiderato tant’è che possiamo leggervi, tra l’altro, “E quelli che sanno vivere tra i potenti con cortesia e con decorose capacità, suonando strumenti o raccontando novas di altri autori, o cantando vers e canzoni altrui, ben fatte e piacevoli da ascoltarsi, possono a buon diritto portare quel titolo di giullari”.    

Seguendo allora il dettato reale di Alfonso X, l’uso che intendiamo fare dei nomi “giullare” e “menestrello”, lo circoscriviamo genericamente al campo della musica cortese sia pure con una differenza: giullare come sinonimo di musico itinerante; menestrello (dal latino minister, servitore) come sinonimo di musico al servizio di un signore.

In tal modo, a codesti termini assegniamo soprattutto l’esercizio di un’arte musicale profana, contrapposta a quella dei chierici nelle cattedrali, e quindi lungamente avversata dalla chiesa per la sua carica trasgressiva ma, in quanto tale, innovativa nello sviluppo stesso dell’arte musicale. Tale avversione, lapidariamente sintetizzata nelle parole del monaco Onorio di Autun: “Habent spem joculatores? Nullam” (I giullari hanno speranza di salvezza? No, nessuna), verrà superata soltanto alla fine del Quattrocento, allorché papa Sisto IV revocherà definitivamente la scomunica ai giullari, consentendo loro di realizzare corporazioni musicali al pari di quanto già avveniva in tutte le altre categorie di arti e mestieri.

La formulazione del titolo del nostro sito è inoltre sintomatica di un auspicio per una diversa modalità di esecuzione della musica medievale, oggi solitamente resa con ensemble strumentali sempre più affollati, a somiglianza del “piccolo concerto” al quale la musica strumentale dei secoli successivi ci ha oramai abituati.

Una siffatta liturgia esecutiva, in verità, non doveva essere tanto frequente nel Medioevo, per vari motivi. Principalmente per il tipo di musica rigorosamente monodica e strettamente legata al verso, quindi cantata. Lo strumento c’era (di solito una viella), ma si limitava a suonare all’unisono come sostegno della voce; la piccola orchestra con promiscuità di strumenti (corde e fiati) era rarissima, legata a particolari eventi che vedevano raccolti più giullari.

Il perché di tutto ciò è facilmente intuibile: la qualità degli strumenti, poveri di timbro e con intonazione approssimativa, rendeva problematico un dialogo tra strumenti di vario tipo e di vario genere; per non parlare poi del sistema di scrittura musicale (neumatica) che poteva assolvere più agevolmente le esigenze del canto, ma non quelle della musica strumentale.

Ciò nonostante, e come vedremo in altra parte del sito, il Medioevo ci ha tramandato un numero ragguardevole di strumenti musicali la cui esistenza è documentata, più che da reperti veri e propri, da fonti letterarie e massimamente da immagini (dipinti, miniature, vetrate, sculture ecc.) che oggi sono oggetto di studio da parte di una nuova disciplina: l’Iconografia Musicale.

Augusto Mastrantoni


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Fonti bibliografiche:
T. Saffioti, I Giullari in Italia. La storia, lo spettacolo, i testi. Xenia edizioni, Milano, 1990
A. Bornstein, Gli strumenti musicali del Rinascimento. Franco Muzzio editore, Padova, 1987
D. Kämper, La musica strumentale nel Rinascimento. Studi sulla musica strumentale d’assieme in Italia nel XVI secolo. ERI, Torino, 1976.


(Testo mandato in rete il 6 novembre 2004, revisionato dall’autore il 31 gennaio 2010)

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