La Cantiga

Il seme della poesia trovadorica,  che aveva determinato la fioritura poetico-musicale di Trouvères e Minnesänger, influenzò anche la formazione del canto spagnolo.

Nel basso Medioevo, il termine “cantiga” designava composizioni poetico-musicali, sacre e profane, in lingua “gallega” (portoghese antico) e perciò si contrapponeva a “decir” che indicava invece composizioni prettamente poetiche, prive di musica.

A seconda dell’argomento trattato, le cantigas profane si suddividevano in: “Cantigas de amor”; “Cantigas de amigo”; ”Cantigas de gesta” e “Cantigas de escarnio y de maldezir” (canzoni di scherno e di maldicenza) in cui - specie nelle prime due - si riscontrano più evidenti le influenze stilistiche della poesia occitana, ben consapevoli che alcuni Trovatori operarono in terra galiziana (Guiraut de Bornelh) e nella stessa corte di Alfonso X (Guiraut Riquier); come pure sono note le visite dei Conti di Provenza ai re spagnoli, con il consueto seguito di menestrelli e di giullari.

Menestrelli e Giullari alla corte del Re

Non va inoltre dimenticato che, già nel sec. XII, proprio per la contiguità territoriale delle regioni occitane del Midi francese con la Catalogna, si assistette alla nascita di un fenomeno travadorico nella stessa Spagna con l’apparizione del primo trobador iberico nella figura di Berenguier de Palazol (o Palau) del quale conserviamo la bellissima composizione "Tant m’abelis".

Il periodo della fioritura delle cantigas è compreso tra la metà del sec. XIII e la prima metà del sec. XV  e, sebbene siano giunti a noi diversi codici (Cancionero de Ajuda; Cancionero Calocci-Brancuti)  la produzione completa pervenutaci, versi e musica, si limita soltanto alle “Siete canciones de amor”, attribuite al juglar galiziano Martim Codax  (o Martin Codaz), e alle “Cantigas de Santa Maria” , raccolte e - probabilmente - in parte composte, da  Alfonso X  “el Sabio”, re di Castiglia e Leòn.

cantigas

Segni rivelatori dell’importanza che le “Cantigas de Santa Maria” assumono nella storia della musica medievale li scorgiamo essenzialmente in tre fattori: a) il numero dei manoscritti pervenutici (quattro i codici: due alla Biblioteca dell’Escorial, uno alla Biblioteca Nazionale di Madrid, uno alla Biblioteca Nazionale Centrale di  Firenze, ma privo di musica); b) la quantità delle composizioni presenti nella raccolta (oltre 400 più quelle delle appendici); c) le miniature presenti nei codici dell’Escorial, molte delle quali ci restituiscono un  ampio e particolareggiato quadro dell’organologia nella Spagna del sec. XIII.

La raccolta, redatta nello scriptorium reale tra il 1250 e il 1280 ca., rappresenta uno tra i più preziosi monumenti della poesia e della musica medievale. I brani contenuti sono canti spirituali incentrati su racconti, reali o di fantasia, che narrano miracoli della Vergine Maria; essi concorrono a formare le cosiddette “Cantigas de miragre” alle quali si susseguono, uno ogni dieci, dei canti di elogio della Vergine che prendono il nome di “Cantigas de loor”.

Codeste composizioni rientrano nel contesto di quella tradizione mariana, diffusasi in Europa a partire dal sec. XII, che aveva già un precedente illustre nei “Miracles de Notre Dame”, redatti da Gautier de Coincy (sec. XII-XIII) e che aveva esercitato un forte fascino nella corte spagnola (sia su Alfonso VIII “il Nobile” e poi su Ferdinando III “il Santo”, padre di Alfonso X “il Saggio”).

La musica delle “Cantigas de Santa Maria”  presenta vari aspetti. Molte, come sovente accadeva a quel tempo, rappresentano dei “contrafacta” ovvero composizioni che utilizzano musiche preesistenti (desunte da repertori trobadorico e trovierico o da forme diverse), altre sono il risultato di composizioni ex novo nei vari “modi gregoriani”.

Cantigas

Anche i canti sono strutturati in schemi metrici differenti tra loro: alcune cantigas impiegano strofe popolari e insistenti ritornelli, molte altre si rifanno alla forma dello Zağal (o Zejel) arabo, formato da “coplas - estribillo - coplas” (strofa - ritornello - strofa).

Sui vari contenuti dell’imponente numero delle composizioni ci limiteremo a ricordarne, uno per tutti, quello della Cantiga n. 279 “Santa Maria, valed”  in cui è lo stesso re Alfonso che racconta una vicenda personale quando, affetto da grave malattia, fu guarito dal miracoloso intervento della Vergine Maria.


(Testo mandato in rete nel 2005, revisionato dall’autore il 31 gennaio 2010)

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