Dall’Hydraulis dei Greci all’Organo portativo medievale

Il termine organo deriva dal latino organum e, prima ancora, dalla parola greca όργανον (órganon) che letteralmente significa attrezzo o strumento; di qui l’Organologia ovvero la scienza che classifica e studia gli strumenti musicali.

In senso lato potremmo affermare che, allorquando nacquero, gli strumenti musicali dell’antichità occidentale erano tutti onomasticamente degli órgana, ma mentre poi ognuno assunse un nome specifico, la generica definizione di organum finì per identificare un unico e complesso strumento, costituito almeno dalle seguenti componenti:

  • a) apparato fonico (serie di canne);
  • b) alimentatore d’aria (mantice);
  • c) serbatoio d’aria (somiere);
  • d) tastiera;
  • e) cassa.

La paternità dell’organo greco viene attribuita a Ctesibio di Alessandria (vissuto nel III sec. a. C.) e poiché, per il suo funzionamento, l’aria - prodotta da pompe - era mantenuta a pressione in un serbatoio a campana immerso nell’acqua, lo strumento veniva chiamato ύδραυλις o ύδραυλος (Hydraulis o Hydraulos, letteralmente: aulos che funziona con l’acqua).

Organo Greco o Hydraulos
Schema dell’Hydraulis di Erone e di Vitruvio

L’interesse suscitato anticamente dall’Hydraulis, invero più tecnico-meccanico che musicale, ha lasciato tracce in due descrizioni che ci sono pervenute. Una riguarda uno strumento più semplice, da parte di Erone d’Alessandria (I sec. d.C.), una seconda concerne un esemplare più complesso ad opera dell’architetto Vitruvio.

Inoltre conserviamo diverse raffigurazioni su mosaici, bassorilievi, medaglie, oppure piccoli modelli fittili con funzione di lucerna e finanche due esemplari di strumenti venuti alla luce a Pompei e nell’antica città di Aquincum in Ungheria (vicino a Budapest).

Treviri: mosaico adrianeo rinvenuto nel 1852

Lucerna in forma di Hydraulis

Treviri: mosaico adrianeo rinvenuto nel 1852 Lucerna in forma di Hydraulis (da Cartagine)

raffigurazioni su bassorilievi

Hydraulis nell’iscrizione funebre di Giulia Tirrania. Museo delle lapidi di Arles

raffigurazioni su medaglie
raffigurazioni su medaglie
Hydraulis nel Contorniato di Valentiniano III (V sec. d.C.)
Hydraulis nel Contorniato di Nerone

Con il passaggio al mondo romano, lo strumento trasformò il suo funzionamento da idraulico a pneumatico, ovvero l’aria, prodotta da un mantice, veniva mantenuta a pressione costante in un serbatoio a tenuta stagna, alla maniera di quanto avviene nella sacca della cormanusa.

L’Hydraulis di Aquincum (copia nel Museo della Civiltà Romana - Roma)
L’Hydraulis di Aquincum (copia nel Museo della Civiltà Romana - Roma)

Lo spostamento del centro politico dell’impero, da Roma a Costantinopoli, fece scomparire dall’occidente lo strumento il quale riapparve in età carolingia (dapprima con Pipino il Breve e poi con Carlo Magno) e, da quel momento in poi, fu annoverato tra gli strumenti del Medioevo sino a raggiungere una posizione di primo rango nelle funzioni liturgiche (Guillaume de Machaut lo definì “re degli strumenti”) della chiesa cristiana, sia pure dopo una lunga stagione di totale avversione, motivata anche dall’impiego che i romani facevano dell’Hydraulis durante i ludi gladiatori ed il cui suono pertanto veniva associato al martirio cruento di tanti cristiani.

Riguardo alle particolarità costruttive dell’organo medievale abbiamo notizie da un trattato di organologia di Henri Arnault di Zwolle, redatto nel 1440 e conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Sappiamo inoltre dell’esistenza di organi di palazzo, come di organi di chiesa ed ancora di organi di grandi dimensioni (quello della chiesa di S. Pietro a Winchester, intorno al 950, disponeva di ben quattrocento canne) ma soprattutto di organi di piccole dimensioni denominati Organi portativi.

Con la definizione di Organo portativo intendiamo pertanto riferirci a degli strumenti, di dimensioni ridottissime, composti da una cassetta rettangolare nella quale erano alloggiate canne di differente altezza, in singola o doppia fila, tale cassetta poteva essere portata a tracolla oppure poteva essere appoggiata sulle ginocchia del suonatore seduto il quale, con la mano sinistra, azionava un mantice a cuneo posto sul retro della cassetta medesima e, con la mano destra, poteva agire su una minuscola tastiera.

L’estrema manegevolezza fece sì che questo strumento avesse un largo impiego nella pratica musicale del Medioevo in quanto consentiva non soltanto l’esecuzione di melodie, ma la realizzazione contemporanea di un bordone, come pedale fisso di una singola nota, oppure un accompagnamento del canto (o di altro strumento melodico) con degli accordi (in genere di due sole note).

Combattimento di gladiatori al suono di strumenti e Hydraulis. Mosaico di Zliten - Tripolitania
Combattimento di gladiatori al suono di strumenti e Hydraulis.
Mosaico di Zliten - Tripolitania

Dal punto di vista costruttivo, possiamo dire che l’organo portativo medievale non era eccessivamente esteso in quanto, a quel tempo, ci si riferiva ai “Modi dell’Octoechos” ecco perciò la presenza di tastiere di ridotte dimensioni, per lo più diatoniche con l’eccezione di un solo Si bemolle. L’evoluzione in processo di tempo della cosiddetta “Musica ficta” avrà conseguentemente imposto ai costruttori l’inserimento nelle tastiere degli altri tasti cromatici.

Iconografia Strumento a tastiera

Per restare in tema, occorrerà precisare che la tastiera medievale non era come quella che siamo soliti considerare sugli strumenti che conosciamo (organo, clavicembalo e pianoforte) e che risale al Rinascimento. Nel Medioevo, quelli che noi oggi chiamiamo tasti, in un primo tempo, erano delle vere e proprie leve, successivamente una sorta di bottoni oppure dei piccoli parallelepipedi di legno incollati su bastoncini (detti pironi) che agivano premendo direttamente sui ventilabri.

Strumenti musicali a tastiera
Strumenti musicali a tastiera

La realizzazione delle canne avveniva con vari materiali durevoli (piombo, rame, legno), ma anche con materiali facilmente deperibili (tela inamidata o cartone incollato). Non sappiamo poi se esse fossero tutte aperte oppure, specie quelle di legno, tappate e per la loro accordatura, assecondando la teoria dell’epoca, ci si doveva riferire senz’altro a quella pitagorica.

Un’altra considerazione che ricaviamo dall’osservazione dell’iconografia musicale riguarda immagini dell’organetto medievale associato al “concerto di campanelli” (Rota tintinnabulis), cosa che indurrebbe ad individuare un ulteriore impiego dello strumento così concepito: il suonatore (organedus) eseguiva la melodia con il concerto di campanelli ed effettuava un accompagnamento di bordone all’organetto.

Organetto

Concludiamo questa breve panoramica aggiungendo che l’organo portativo venne chiamato anche con l’appellativo di “ninfale” (a Venezia “rigabello” e “torsello”) e che trovò la sua più ampia diffusione al tempo dell’Ars nova. Massimo esponente dell’arte organistica, nel Trecento italiano, fu Francesco Landini (1325 – ca. 1397) soprannominato “il cieco degli organi” e “Francesco dell’organetto”. Nelle immagini che lo riguardano, Landini viene appunto raffigurato nell’atto di suonare il suo inseparabile portativo tanto nel Codice Squarcialupi, quanto sulla lastra tombale nella Chiesa di San Lorenzo a Firenze.

Francesco Landini (1325 – ca. 1397)
Francesco Landini lastra tombale

Fonti bibliografiche:

  • C. Moretti, L’Organo italiano. Casa Musicale Eco, Milano 1973
  • F. Jakob, L’organo. Costruzione dell’organo ed esecuzione organistica dall’antichità ai giorni nostri. Martello - Giunti Editore, Firenze 1976
  • A. Wills, L’organo. La storia e la pratica esecutiva. Franco Muzzio Editore, Padova 1987
  • V. Da Bondo, L’organo nella sua storia e nella sua evoluzione. Edizioni Carrara, Bergamo 1986
  • S. Dalla Libera, L’Organo. Ricordi, Milano 1956
  • M.P. Guidobaldi, Musica e danza (13 vol. della collana "Vita e costumi dei Romani antichi"), Edizioni Quasar, Roma 1992
  • G.B. Baroffio, L’ambiente musicale dell’età carolingia, in Quaderni IV Associazione Corale Una Voce, [Arti Grafiche Pedanesi] Roma 1991 - 92



(Testo mandato in rete nel 2007, revisionato dall’autore il 31 gennaio 2010)

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