Sulle Crociate

Presentazione del concerto “Deus vult - canti e musiche di crociata (sec. XII – XIV)”

Nell’immaginario collettivo dell’occidente medievale Gerusalemme è un nome fortemente evocativo.

Sotto l’influenza della visione dell’Apocalisse in cui appare la “Gerusalemme Celeste” lastricata d’oro ed incastonata da dodici pietre preziose, l’uomo del Medioevo considera la Gerusalemme terrena come un’immagine speculare della città celeste.


Di qui l’intimo desiderio di riacquisizione dei luoghi santi, testimoni un tempo della vita, morte e risurrezione di Gesù che, sin dal VII secolo, si trovavano sotto il dominio dell’Islam.

Non per nulla il salmista recita: “Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; mi si attacchi la lingua al palato, se lascio cadere il tuo ricordo, se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia” (Salmo 136, vv. 5 – 6) ed è per questo che Pietro “l’eremita” può chiamare a raccolta uomini di buona volontà al grido: “Deus vult” (Dio lo vuole), dando origine al fenomeno delle Crociate che furono vissute, al momento, come una sorta di avventura spirituale  definita comunemente Peregrinatio ad loca sancta.

Le vicende storiche che segnarono l’evolversi delle Crociate si possono sinteticamente riassumere in quattro momenti: 1098 riconquista di Gerusalemme (Prima Crociata); 1187  perdita della città ad opera del Saladino; 1229 nuovo recupero della città per via diplomatica da parte di Federico II; 1244 definitiva perdita della città santa.

Il racconto musicale muove invece sul filone di eventi del tutto immaginari che simboleggiano un’ipotetica crociata,  ricostruita dal repertorio di chansons de croisade nonché da musiche fiorite nel clima dell’epopea crociata.

Il mosaico che ne deriva è un susseguirsi di vari momenti che, partendo dal dolore per la caduta della città in mano all’infedele (“Crucifigat omnes”), contemplano il richiamo morale alla crociata (“Seigneurs, sachiez”; “Parti de mal”) e, via via, si sviluppano con  l’addio (“Chanterai por mon coraige”), l’arrivo in Terra Santa (“Nù alrèst lebe ich mir werde”), l’esultanza per la riconquista della città (“Nomen a solempnibus”) e, infine, il ritorno a casa (“Ben sab’a que pod’e val”; “Ja nus hons pris”) con i ricordi di quanto vissuto (“Nas mentes senpre téer”).


In chiusura di tutto, un richiamo ad una nuova crociata, ma non verso oriente, bensì contro i  Mori di Spagna, sull’onda di un canto trovadorico (“Pax in nomine Domini”) di Marcabru.

Si configura una nuova epopea, la Reconquista, al cui interno l’immaginario collettivo del popolo iberico vedrà il suo protettore San Giacomo iconograficamente a cavallo con spada in pugno. E’ il “Santiago Matamoros”, lo sterminatore dei Mori.

Un’ultima considerazione in margine alla Musica delle Crociate. Anche se potrà sembrare paradossale, il Medioevo non conobbe le Crociate; o meglio, le ha sì conosciute, ma non con questo nome.

La parola Crociata è infatti nata e si è diffusa molto tempo dopo che le crociate vere e proprie erano finite giacché, ancora nel secolo XVI, il termine crociata, coniata sullo spagnolo cruzada, indicava una raccolta di denaro, in vari modi, per  papi o  re.

Solo il XVIII secolo inglese applicò questa parola alla “guerra santa” del Medioevo. Successivamente, il termine ha finito per assumere un significato che gli era sconosciuto in origine, quello cioè di battersi contro qualcuno o contro qualcosa.


Oggi infatti usiamo espressioni del tipo: “fare una crociata contro la pena di morte” o “una crociata contro il fumo” ecc., ma nel Medioevo non si andava “contro”, tutto al più ci si riappropriava di ciò che era stato ingiustamente tolto.

In tal modo, si assumeva il contrassegno della croce e si andava alla guerra, punto e basta, o si andava al “pellegrinaggio armato”, cioè organizzato in colonne adatte a difendersi e, in effetti, i termini più ricorrenti che incontriamo sui codici antichi sono: Iter hierosolymitanum; Iter in Terram Sanctam; Peregrinatio in Terram Sanctam; Passaggio in Terra Santa; Viaggio d’oltremare e mai leggiamo di qualsivoglia Crociata.                


(Testo mandato in rete il 6 novembre 2004, revisionato dall’autore il 31 gennaio 2010)

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